- Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können.
Also sprach Zarathustra-F.Nietzsche-
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mercoledì 10 agosto 2011

Sulla Teudisca Lingua

Sono piu´o meno 15 anni che studio il tedesco.Lo ho lasciato e ripreso varie volte fino a che mi sono trasferita in Germania per amore e per lavoro e l´ho dovuto imparare.
Il mio rapporto con la lingua tedesca e`stato conflittuale da sempre.La mia prima insegnante di tedesco era  una stangona austriaca salisburghese di mezza eta`che veniva in classe in Dirndl . Le sue parole risuonano ancora nelle mie orecchie. (tu sei una catastrofe)" Du bist eine Katastrophe"! Sputava sempre pronunciando il "ph", e noi la prendevamo in giro,sospettando che avesse  la dentiera.
Si chiamava Helfriede Wilhelm ma si faceva chiamare Helfi, e trasudava rigore austroungarico da tutti i pori. La stronza inoltre usava distribuire dopo la correzione dei compiti, le Morzartkugeln agli studenti piu´bravi. Solo quelli che avevano preso un voto alto.
Di solito portava in classe una scatola di cioccolatini, che offriva soddisfatta ai meritevoli facendola passare sotto il naso di noi sfigati. Questo rito demotivante e crudele me lo ricordero´sempre come imprinting col tedesco  insieme alla  amara scoperta  della presenza di 3 generi e 4 casi grammaticali.
Ovviamente dovetti aspettare la maturita`e un viaggio premio a Vienna finanziatomi dai miei per poter assaggiare gli agognati cioccolatini (che non erano manco un granche´)
Era una bella donna,algida alta e un po´dentona ma con un grande entusiasmo per il suo lavoro, le sue tradizioni, la sua Austria e  Mozart. Forse per questo non la odiavo. Intuivo che fosse una persona appassionata.
Non era cattiva, era sempre sorridente e nonostante tutto conservo dei ricordi positivi di lei, anche se aveva un debole per l´ordine la disciplina e una usava con noi un didattica pavloviana.
Ad esempio dalla prima ora di tedesco ci disse subito che dovevamo avere tutti un quadernone ad anelli solo per il tedesco.Diceva sempre che " il tedesco si impara prima di tutto con un quadernone ordinato".E ad ogni lezione ce lo controllava.Giuro.Verificava se le pagine del quadernone fossero ordinate, la lista dei vocaboli aggiornata,la grammatica, gli esercizi svolti.Tutte le sezioni del quaderno dovevano essere distinte da un separatore di carta con un´etichetta per ogni sezione.
Quando entrava in classe alla prima ora mostrava un sorriso smagliante recitando la formula fissa " Guten Morgen die Klasse"! e noi replicavamo in piedi " Guten Morgen Frau Professor". E poi attaccavamo come ogni mattina il  Vaterunser (padre nostro) perche´ero in un liceo cattolico ed era un rito fisso del mattino.
Dopo Blitzkrieg e Kartoffel, che erano le mie preconoscenze di tedesco , la prima cosa di senso compiuto imparata   e` stata quindi il  padre nostro.Poi venne cappuccetto rosso e infine Hölderlin e la scuola di Jena.Non credevo minimamente in nessun dio, ma mi piaceva sentirmi pronunciare le parole heiligen Geist e il suono dell´h aspirata.
Delle mie primissime ore di tedesco ricordo parole che non ho mai piu´usato negli anni seguenti come festen Freund (ragazzo fisso), Jugendzentrum (centro giovanile), Zitronensaft (succo di limone) Tomatensuppe (zuppa di pomodoro).
Il fatto che fossi scarsa in lingua tedesca si spiegava con una  fortissima reticenza al pensiero logico-matematico e alle imposizioni metodologiche della mignotta in questione.Ero ero una pippa disperata anche in matematica e fisica del resto.
Il tedesco e` sempre stato per me una lingua difficile. Difficile innanzitutto da pronunciare, prima di tutto per l´alternanza consonantica all´interno di ogni frase e parola.Ce ne sono troppe! Tutti quei chhhh, pffff, schwwww,schm. Poi il colpo di glottide per snocciolare bene le parole, tanto innaturale e difficile per noi italiani.
E poi ci sono le parole lunghissime, i sostantivi composti.Non bastano 20 anni per imparare ad azzecarne uno senza creare ridicoli neologismi, senza creare parole che non esistono. La legge sul rimborso delle spese della campagna elettorale per esempio diventa Wahlkampfkostenrückerstattungsgesetz e in tedesco  " la legge" e` persino l´ultimo concetto e quella s prima di Gesetz(legge) non e`manco detto che sia un genitivo e sia necessaria! 
In sequeunza i concetti sono Campagna Elettorale/Costi/Rimborso/Legge tenuti insieme dalla s. 
Non e`difficile se si riesce a pensare al contrario esattamente come con i numeri tedeschi. dove 59 diventa 9 e 50 neunundfünfzig.
Ma esprimere un sostantivo composto durante una conversazione mettendo per primo  nella frase cio`che la struttura grammaticale italiana pone come ultimo, procedendo a ritroso e`complicatissimo e talvolta frustrante.
Per non parlare dei suffissi dei verbi divisibili. Maledetto anglosassone! Una volta chiesi ad un tizio con la macchina se poteva cortesemente ammazzarmi alla stazione....zum Bahnoff umbringen. anziche´ mitbringen che significa accompagnare. Menomale che non mi ha preso in parola.
Dopo anni di studio matto e disperatissimo sono riuscita ad impararlo questo Deutsch addirittura a lavorarci e a trarne qualche piccola soddisfazione anche senza le palle di Mozart. Mi sono fatta una ragione  quasi di tutto delle inversioni  dei verbi alla fine, del neutro, delle relative maledette  con i Wenn gli Ob riesco persino  a litigare col mio (non festen) Freund padroneggiando tortuosi  periodi ipotetici che quando sei incazzata vengono giu´ come le ciliegie.
L´unica cosa che ancora non riesco ad accettare me la ricorda la voce della O2 al telefono.


"Die von Ihnen gewählte Rufnummer ist zurzeit nicht erreichbar"

che sarebbe "Il da lei selezionato numero e` momentaneamente non raggiungibile"

Bene i tedeschi fanno un uso smodatissimo di questa costruzione passiva e del participio (che io odio in tedesco) usati come aggettivi o peggio ancora in in sostituzione della relativa " che", nelle subordinate implicite. E li piazzano come al solito in un astruso ordine sintattico da burocrazia prussiana Es: il da lei selezionato numero. Non riesci mai a capire come cacchio devi mettere gli altri complementi e ti devi ricordare che il participio  declinato secondo il caso.
Ah un´altra cosa non riesco ad accettare, l´assenza delle bestemmie e´l´assoluta banalita` semantica del turpiloquio.












martedì 19 luglio 2011

Komm gut nach Hause!

Quando spiego ad un tedesco che certe espressioni molto usate sono intraducibili perche´non esistono in italiano rimane sembre basito,confuso, e talvolta disorientato se e`uno studente di italiano. Il tedesco si stupisce piu´degli altri rispetto a parole e realta`distanti dalla sua cultura.
Una di queste e` Komm gut nach Hause! che significa letteralmente "buon ritorno a casa",tradotto al meglio con " stammi bene",  il cui sottotesto e` " torna sano a casa".
Frase che ogni tedesco pronuncia  e augura prima di salutarsi con gli amici dopo una bevuta, anche se la casa e`dietro l´angolo.
Anche loro hanno i loro piccoli rituali comunicativi, ma non cosi´complessi e strutturati come nell´italiano(come ad esempio le innumerevoli frasi di circostanza per  " fare i complimenti" davanti a un caffe`).
I tedeschi invece si "augurano" sempre un sacco di cose soprattutto tra amici e in famiglia.
 Un buon ritorno a casa, una buona giornata, una buona e pronta guarigione, una buon sonno. E molto piu´spesso di quanto faremmo noi  in circostanze piu´quotidiane.
La mia amica Ursula di 61 anni sostiene che la ragione e`che  "non si sa mai quello che potrebbe accadere",un incidente o un brutto scherzo del destino,  ed essendo i tedeschi pessimisti temono la catastrofe pure dietro l´angolo di casa.

Non so perche´ma tutto cio` mi ha ricordato Das nächste Dorf un racconto breve di Franz Kafka, scrittore che ho amato e letto quasi per intero e potrebbe descrivere metaforicamente il mio stato d´animo degli ultimi 5 anni.


Il prossimo villaggio 

Mio nonno soleva dire: «La vita è straordinariamente corta. Ora, nel ricordo, mi si contrae a tal punto che, per esempio, non riesco quasi a comprendere come un giovane possa decidersi ad andare a cavallo sino al prossimo villaggio senza temere (prescindendo da una disgrazia) che perfino lo spazio di tempo, in cui si svolge felicemente e comunemente una vita, possa bastar anche lontanamente a una simile cavalcata.»


Il problema non e`il percorso che mi separa dal prossimo villaggio,breve o lungo che sia ma il Tempo di una vita al cospetto della quale le mie azioni  restano limitate, perche´ determinate da una consapevolezza che si e`manifestata a tratti, o troppo presto o troppo tardi rispetto ai fatti.E quando ho pensato di compiere un viaggio,ho pensato che fosse solo geografico,bastava attraversare uno spazio per arrivare alla meta.
Il prossimo villaggio e`mio padre che avrei voluto abbracciare, e`la musica che avrei voluto suonare,storie di persone che avrei voluto ascoltare e quelle che non avrei voluto deludere.Ora restano soltanto le immagini nitide dei ricordi e l´assurdita`di riviverli al presente attraverso varie forme.
Voleva essere un post allegro,invece ne e`uscito fuori uno triste e un po´puerile.