Non e`vero che dai diamanti non nasce niente, come diceva un verso di una canzone di De Andre´.
In Germania e`possibile trasformare parte delle ceneri del corpo cremato in un gioiello unico.Un diamante da indossare per avere sempre con se´la persona amata. Non importa se siete stati cattivi nella vita, se non andate in paradiso almeno la consolazione trasformarvi in un diamante da 3 karati.
Su http://www.diamantbestattungen.eu/ ti spiegano come fare. L´unica cosa e`che costicchia un po´,non tanto per il valore della pietra ma perche´lo fanno gli svizzeri e le ceneri cremate devono raggiungere i laboratori orafi svizzeri. E`inoltre possibile ricavare un gioiello anche con capelli e denti.
Si e`inquietante,lo so.Oltr ricordarci brutte storie.
Credo si tratti di una sacca di paganesimo oscuro che trae le sue origini dai sacrifici Thor, evidentemente sopravvissuta alla civilissima post freudiana rimozione del dolore che regola l´economia ( sentimentale e non) teutonica.
- Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können.
Also sprach Zarathustra-F.Nietzsche-
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mercoledì 21 dicembre 2011
venerdì 7 ottobre 2011
Una giornata di Shopping a Berlino
| Jan-Henrik M.Scheper Stuke (in Hachesche Höfe) |
Non sono e non saro`mai faschion victim anche per pigrizia,perche´ci vuole troppo tempo per essere sempre a puntino, e vestirsi in maniera ricercata facendo attenzione a non accoppiare maldestramente i colori. Consapevole dei miei limiti nel seguire assiduamente l´ultimo grido modaiolo, e delle difficolta`a fare l´acquisto giusto ieri mi ero prefissa 3 cose fondamentali da comprare.
Mi servivano un paio di scarpe comode da outdoor-walking in gore-tex, una crema antirughe per gli occhi,e un correttore per le occhiaie in grado di coprire le notti alcoliche o in bianco ed essere presentabile al lavoro.
Da Spandau ho preso il regionale e sono scesa allo Zoo,in direzione Kartstadt il tempio pagano dello Shopping per la classe media, alla quale (suvvia...)penso di appartenere, e`una specie di Rinascente, ma molto piu´fornita ed elegante.L´altra alternativa sarebbe stata il decisamente piu´upper-class KaDeWe, ovvero 60,000 mq percorribili, in cui si snodano i veri rituali della buona medio-alta borghesia berlinese, che vanno dalla degustazione del prosecco di benvenuto alle 10.00 di mattina e, dopo un intenso pomeriggio di acquisti , continuano fino all´ ascesa al 6 piano enogastronomico, dove si rischia "il rapimento mistico e sensuale"
Li`trovai per la prima volta i suppli`e i fiori di zucca fritti e mi commossi come una bambina.
Quando sono triste, o quando il cielo berlinese ottunde l´animo con la sua asfittica e dionisiaca profusione di grigio, sono poche le cose che mi tirano fuori dalla depressione.Una e`trovarmi in ottima compagnia a fare l´amore, l´altra e`andare al 6 piano al reparto del pesce e ordinare un piatto di ostriche e un prosecco.
Il sapore delle ostriche crude, che scivolano vive giu´per la gola , rappresentano per me una madelaine,che mi riporta direttamente alle estati torride delle vacanze estive nel mare delle Puglie e a un tempo che scorreva lentissimo,cosi´diverso dai ritmi che ho assunto a Berlino 20 anni dopo.Meglio non pensarci va.
Una volta giunta da Kartsadt,ho cercato per prima cosa le scarpe,ma non le ho trovate.Tra migliaia di scarpe da trekking,da ginnastica e da outdoor non ce n´era nessuna che oltre ad essere decente fosse anche comoda a un prezzo abbordabile.Delusione.Ho virato quindi nel reparto profumeria, perdendomi tra le grandi marche. Il reparto profumeria di Karsadt e`come i buchi neri per me, mi fa lo stesso effetto di quando a 14 anni anni andavo a comprarmi i primi trucchi alla Standa su via Tiburtina, accanto al bar dei miei genitori.La Standa era il KaDeWe della mia infanzia, era li´che acquistavo i grembiuli nuovi, i diari, le cartelle, e piu´tardi i trucchi di Deborah. Ora quella Standa non c´e`piu`,ne hanno fatto un brutto supermercato ma d´altra parte anche la mia eta`non si addice piu´ai prodotti della Deborah, bensi´richiede un intervento cosmetico piu´massiccio.
Optando per un buon prodotto mi sono avvicinata al settore Dior, dove la gentilissima signorina mi ha invitato a sedermi per darmi alcuni consigli e provare i correttori sul mio viso.Ho ceduto alla mia temporanea vanita`, per scroccare una consulenza d´immagine a costo zero e lasciarmi truccare da mani esperte. Ho provato sia Shiseido che Dior ma nessuno dei due mi ha convinto,alla fine sono andata da Lancome, dove ho felicemente dissipato la mia mattinata lavorativa. La Signorina di lancome mi ha venduto un fantastico 2 in 1,
crema contorno occhi piu`correttore camouflage.
Me ne sono tornata contenta sulla Ku´damm piu´o meno senza uno scopo, lasciando vagabondare lo sguardo tra le vetrine e abbandonandomi a un pomeriggio libero e improduttivo come quelli che piaccino a me. Sono entrata e uscita dai negozi con il puro gusto di guardare tutto cio`che catturava la mia attenzione. Stefanel che e`fallito in Italia, a Berlino stranamente va ancora, e`uno stile che ho sempre detestato e che mi sembra perfetto solo per le segretarie sessualmente frustrate di una qualsiasi amministrazione pubblica romana, o studio legale di Roma sito in P.zza Mazzini.Terrificante!
Benetton invece ha qualcosa di interessante, se non altro una vasta scelta di colori. "Forse mi compro un magliono giallo",ho pensato. Sono entrata e ho visto i maglioni carini da guardare, ma poi al tatto sono di pessima qualita`, di una lana ruvidissima che non ne giustifica minimamente il prezzo. Ricordo che negli anni ´90 spesso andavo a comprare i vestiti da Benetton, ma ora mi sembra che la qualita`sia nettamente peggiorata. Entrambi i posti hanno una cosa in comune, appena varchi la soglia senti la puzza inequivocabile di pessima manifattura cinese,l´ordore della basso manovalanza sottopagata, la stessa puzza presente nei bugigattoli di Piazza Vittorio a Roma che vendono pantaloni a 3 euro.Lo stesso odore nauseabondo ora lo senti anche nei negozi di "moda" italiana ovunque nel mondo.
Marc O´Polo (gia`il nome idiota...), o Massimo Dutti (spagnolo ma con etichetta made in Italy) degli illustri sconosciuti in patria, che qui fanno un botto di soldi spacciando per stile robetta da quattro lire che neanche Tony Tammaro comprerebbe.Alcuni Manager di Azienda ai quali faccio lezione di italiano, che sono troppo tirchi per Ermenegildo Zegna acquistano il loro vestiario fintamente elegante in questi posti, convinti di indossare capi d´alta moda.
Finito lo struscio della Ku´damm ho preso la U-Bahn e sono scesa a Nollendorfplatz,dove sono entrata in un negozio di occhiali. Una boutique ottica, che ha delle montature con design originale berlinese.Siccome da tempo vorrei cambiare montatura, ho dato uno sguardo all´esposizione. E`ormai scientificamente provato che se ci sono 2000 occhiali di varie fogge e prezzi il mio sguardo cada sempre sui piu`costosi e i meno appariscenti. Ne ho visti un paio bellissimi, hanno un nome giapponese che non ricordo ma sono made in berlin, semplici e ipertecnologici e sarebbero una valida alternativa al modello Palmiro Togliatti che da 4 anni a questa parte spopola tra l´umanita`di tutta Europa non si sa bene il perche´. 370 euro pero´, un po´tantini.
Alla fine stremata dalla camminata pomeridiana, sono ritornata a casa, non avendo colmato la lacuna delle scarpe da pioggia, e proprio mentre meditavo su dove cercarle e`cominciato il temporale. Da ieri e`ufficialmente entrato l´autunno a Berlino e si e`preso una rivincita sul caldo torrido degli ultimi giorni.
Sono tornata a casa ho posato lo zaino pieno di libri e sono riuscita per andare ad Hackescher Markt dove avevo una punta per una cena veloce e un cinema.Entrando negli Hachesche Höfe mi sono in battuta in lui, quello della foto,il Sig. Jan-Henrik M.Scheper Stuke, che ha da poco aperto la boutique Edsor Kronen, incentrata sul culto degli roaring twenties berlinesi e sulla sua evidente egomania.Non solo lo vedete in una gigantografia di fianco al suo negozio, ma vi accoglie lui in persona vestito da dandy presentandovi i suoi articoli, sui quali compaiono migliaia di etichette con la sua faccia stampata che ricorda vagamente un Göring adolescente.
Questo cravattaro ha osato affermare che le cravatte con le righine blu non sono piu´di moda...
Ma voi ce lo vedete Valentino che vi aspetta nel suo salottino kitsch da belle epoque tappezzato di sue foto con aria snobbettina parlandovi di vero stile?
Poi siamo andati a mangiare da Yamyam, un posto nuovo frequentato per lo piu´da architetti e designer sulla Schönhauser str. che offre cucina coreana a buon prezzo.Abbiamo mangiato benissimo, cioe`cose dal sapore buonissimo, talmente ben presentate e ben condite la cui salubrita`e qualita`passavano nettamente in secondo piano.Insomma marketing puro, raramente riscontrabile nei locali etnici a Roma. Era pieno di Hipsters fighetti sotto i 40, con bellissimi cani al seguito.Ci sono posti a Berlino dove anche il cane e`un irrinunciabile complemento di design.
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venerdì 9 settembre 2011
...e divertitevi senza di me.
lunedì 5 settembre 2011
Microminchia (la rivista culturale della sinistra)
Leggo estasiata l´articolo illuminante del Prof.Marco Lodoli scrittore d´insuccesso,sui problemi della scuola italiana.Secondo l´acuta analisi di Lodoli la scuola italiana è stata contagiata da questa dittatura ideologica delle "passioni": occorre avere il coraggio di riportare nelle aule la ratio, il logos, l'arte dei nessi e delle consonanze.
Che robba sia l´arte dei nessi e delle consonanze non ce lo dice. Forse intende gli accordi di terza giusta, gli stanno sulle balle le settime diminuite?Non gli piacciono le dissonanze? Le mie reminescenze musicali non mi aiutano a capire.Sicuro e`che Lodoli la musica non la conosce bene, altrimenti identificherebbe nella dissonanza un benche´minimo cambiamento.
So cos´e`l´arte della fuga,l´arte del ricamo,l´arte della manutenzione della motocicletta ma l´arte dei nessi proprio mi sfugge.In quanto al bisogno di Logos nella scuola pubblica mi sembra un´affermazione un tantino generale visto che c´e`bisogno di logos anche per volersi stanare dal letto la mattina per andare al lavoro.Lodoli si batte per una scuola che vada contro la cultura del desiderio che vive di smanie istantanee, puntiformi e distruttive, contro chi agita nei ragazzi solo l'emotività, come se la vita fosse solo sballo, divertimento, notti da inghiottire e giorni da dormire e corri dove ti porta il cuore.No ragazzi, non e`il cardinal Bertone,non e`le CEI, e`Marco Lodoli pensatore della cosiddetta sinistra che scrive sulla rivista di sinistra.Il suo articolo non si sa dove vada a parare,l´unica cosa che si capisce e`che ci vuole piu´matematica e meno ragioni del cuore.Mette anche di mezzo Pascal, che si stara`facendo una gran sega nella tomba secondo me.
Ecco qual´e`la forumula magica per la scuola italiana del Prof.Lodoli + matematica - desiderio.E giu´a fare le equazioni differenziali rifuggendo i demoni del piacere anzi dello " sballo" come lo chiama lui. Poi dice che vuole conquistare i ragazzi in classe, i quali gia`avranno i coglioni atomizzati dalla retorica contro lo sballo figurarsi.
Il resto dell´articolo e`talmente ridicolo,fuffa pura,privo di idee e retorico che a leggerlo viene da incazzarsi e schifare sta sinistra parrocchiale Flores d´Arcais compreso.
Ultimo grande cruccio di Lodoli nella sua invettiva contro la Gelmini poi e`,udite udite, che i professori non abbiano un tesserino per avere veri sconti in libreria e al cinema e a teatro e nei musei.
Una modestissima richiesta insomma.Come volano bassi questi qui.
Continua "Gli insegnanti devono essere intellettuali del nostro tempo, non tristi pappagalli spennacchiati che ripetono la stessa lezione da trent'anni. Insomma, la scuola deve tornare a essere un luogo dove pulsano l'intelligenza e la curiosità, non può ridursi a un ospizio di nonni malinconici che provano invano a tenere a bada torme di nipotini urlanti."
Prima di tutto cosa sono le torme, spiegatemelo per favore.Poi se la scuola non e`un ospizio malinconico, e`ora che vai in pensione caro Marco Lodoli e lasci il posto a dei giovani brillanti precari in grado di riabilitare quel desiderio che tu malinconicamente hai perduto.Va´ in pensione per il bene della scuola pubblica, ma anche affanculo.
Che robba sia l´arte dei nessi e delle consonanze non ce lo dice. Forse intende gli accordi di terza giusta, gli stanno sulle balle le settime diminuite?Non gli piacciono le dissonanze? Le mie reminescenze musicali non mi aiutano a capire.Sicuro e`che Lodoli la musica non la conosce bene, altrimenti identificherebbe nella dissonanza un benche´minimo cambiamento.
So cos´e`l´arte della fuga,l´arte del ricamo,l´arte della manutenzione della motocicletta ma l´arte dei nessi proprio mi sfugge.In quanto al bisogno di Logos nella scuola pubblica mi sembra un´affermazione un tantino generale visto che c´e`bisogno di logos anche per volersi stanare dal letto la mattina per andare al lavoro.Lodoli si batte per una scuola che vada contro la cultura del desiderio che vive di smanie istantanee, puntiformi e distruttive, contro chi agita nei ragazzi solo l'emotività, come se la vita fosse solo sballo, divertimento, notti da inghiottire e giorni da dormire e corri dove ti porta il cuore.No ragazzi, non e`il cardinal Bertone,non e`le CEI, e`Marco Lodoli pensatore della cosiddetta sinistra che scrive sulla rivista di sinistra.Il suo articolo non si sa dove vada a parare,l´unica cosa che si capisce e`che ci vuole piu´matematica e meno ragioni del cuore.Mette anche di mezzo Pascal, che si stara`facendo una gran sega nella tomba secondo me.
Ecco qual´e`la forumula magica per la scuola italiana del Prof.Lodoli + matematica - desiderio.E giu´a fare le equazioni differenziali rifuggendo i demoni del piacere anzi dello " sballo" come lo chiama lui. Poi dice che vuole conquistare i ragazzi in classe, i quali gia`avranno i coglioni atomizzati dalla retorica contro lo sballo figurarsi.
Il resto dell´articolo e`talmente ridicolo,fuffa pura,privo di idee e retorico che a leggerlo viene da incazzarsi e schifare sta sinistra parrocchiale Flores d´Arcais compreso.
Ultimo grande cruccio di Lodoli nella sua invettiva contro la Gelmini poi e`,udite udite, che i professori non abbiano un tesserino per avere veri sconti in libreria e al cinema e a teatro e nei musei.
Una modestissima richiesta insomma.Come volano bassi questi qui.
Continua "Gli insegnanti devono essere intellettuali del nostro tempo, non tristi pappagalli spennacchiati che ripetono la stessa lezione da trent'anni. Insomma, la scuola deve tornare a essere un luogo dove pulsano l'intelligenza e la curiosità, non può ridursi a un ospizio di nonni malinconici che provano invano a tenere a bada torme di nipotini urlanti."
Prima di tutto cosa sono le torme, spiegatemelo per favore.Poi se la scuola non e`un ospizio malinconico, e`ora che vai in pensione caro Marco Lodoli e lasci il posto a dei giovani brillanti precari in grado di riabilitare quel desiderio che tu malinconicamente hai perduto.Va´ in pensione per il bene della scuola pubblica, ma anche affanculo.
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venerdì 12 agosto 2011
bizzarrie del tedesco
Ma quanto fanno ridere le parole Kravalle e Randalieren?Sembrano due razze di pesci in via d´estinzione.
mercoledì 10 agosto 2011
Sulla Teudisca Lingua
Sono piu´o meno 15 anni che studio il tedesco.Lo ho lasciato e ripreso varie volte fino a che mi sono trasferita in Germania per amore e per lavoro e l´ho dovuto imparare.
Il mio rapporto con la lingua tedesca e`stato conflittuale da sempre.La mia prima insegnante di tedesco era una stangona austriaca salisburghese di mezza eta`che veniva in classe in Dirndl . Le sue parole risuonano ancora nelle mie orecchie. (tu sei una catastrofe)" Du bist eine Katastrophe"! Sputava sempre pronunciando il "ph", e noi la prendevamo in giro,sospettando che avesse la dentiera.
Si chiamava Helfriede Wilhelm ma si faceva chiamare Helfi, e trasudava rigore austroungarico da tutti i pori. La stronza inoltre usava distribuire dopo la correzione dei compiti, le Morzartkugeln agli studenti piu´bravi. Solo quelli che avevano preso un voto alto.
Di solito portava in classe una scatola di cioccolatini, che offriva soddisfatta ai meritevoli facendola passare sotto il naso di noi sfigati. Questo rito demotivante e crudele me lo ricordero´sempre come imprinting col tedesco insieme alla amara scoperta della presenza di 3 generi e 4 casi grammaticali.
Ovviamente dovetti aspettare la maturita`e un viaggio premio a Vienna finanziatomi dai miei per poter assaggiare gli agognati cioccolatini (che non erano manco un granche´)
Era una bella donna,algida alta e un po´dentona ma con un grande entusiasmo per il suo lavoro, le sue tradizioni, la sua Austria e Mozart. Forse per questo non la odiavo. Intuivo che fosse una persona appassionata.
Non era cattiva, era sempre sorridente e nonostante tutto conservo dei ricordi positivi di lei, anche se aveva un debole per l´ordine la disciplina e una usava con noi un didattica pavloviana.
Ad esempio dalla prima ora di tedesco ci disse subito che dovevamo avere tutti un quadernone ad anelli solo per il tedesco.Diceva sempre che " il tedesco si impara prima di tutto con un quadernone ordinato".E ad ogni lezione ce lo controllava.Giuro.Verificava se le pagine del quadernone fossero ordinate, la lista dei vocaboli aggiornata,la grammatica, gli esercizi svolti.Tutte le sezioni del quaderno dovevano essere distinte da un separatore di carta con un´etichetta per ogni sezione.
Quando entrava in classe alla prima ora mostrava un sorriso smagliante recitando la formula fissa " Guten Morgen die Klasse"! e noi replicavamo in piedi " Guten Morgen Frau Professor". E poi attaccavamo come ogni mattina il Vaterunser (padre nostro) perche´ero in un liceo cattolico ed era un rito fisso del mattino.
Dopo Blitzkrieg e Kartoffel, che erano le mie preconoscenze di tedesco , la prima cosa di senso compiuto imparata e` stata quindi il padre nostro.Poi venne cappuccetto rosso e infine Hölderlin e la scuola di Jena.Non credevo minimamente in nessun dio, ma mi piaceva sentirmi pronunciare le parole heiligen Geist e il suono dell´h aspirata.
Delle mie primissime ore di tedesco ricordo parole che non ho mai piu´usato negli anni seguenti come festen Freund (ragazzo fisso), Jugendzentrum (centro giovanile), Zitronensaft (succo di limone) Tomatensuppe (zuppa di pomodoro).
Il fatto che fossi scarsa in lingua tedesca si spiegava con una fortissima reticenza al pensiero logico-matematico e alle imposizioni metodologiche della mignotta in questione.Ero ero una pippa disperata anche in matematica e fisica del resto.
Il tedesco e` sempre stato per me una lingua difficile. Difficile innanzitutto da pronunciare, prima di tutto per l´alternanza consonantica all´interno di ogni frase e parola.Ce ne sono troppe! Tutti quei chhhh, pffff, schwwww,schm. Poi il colpo di glottide per snocciolare bene le parole, tanto innaturale e difficile per noi italiani.
E poi ci sono le parole lunghissime, i sostantivi composti.Non bastano 20 anni per imparare ad azzecarne uno senza creare ridicoli neologismi, senza creare parole che non esistono. La legge sul rimborso delle spese della campagna elettorale per esempio diventa Wahlkampfkostenrückerstattungsgesetz e in tedesco " la legge" e` persino l´ultimo concetto e quella s prima di Gesetz(legge) non e`manco detto che sia un genitivo e sia necessaria!
In sequeunza i concetti sono Campagna Elettorale/Costi/Rimborso/Legge tenuti insieme dalla s.
Non e`difficile se si riesce a pensare al contrario esattamente come con i numeri tedeschi. dove 59 diventa 9 e 50 neunundfünfzig.
Ma esprimere un sostantivo composto durante una conversazione mettendo per primo nella frase cio`che la struttura grammaticale italiana pone come ultimo, procedendo a ritroso e`complicatissimo e talvolta frustrante.
Per non parlare dei suffissi dei verbi divisibili. Maledetto anglosassone! Una volta chiesi ad un tizio con la macchina se poteva cortesemente ammazzarmi alla stazione....zum Bahnoff umbringen. anziche´ mitbringen che significa accompagnare. Menomale che non mi ha preso in parola.
Dopo anni di studio matto e disperatissimo sono riuscita ad impararlo questo Deutsch addirittura a lavorarci e a trarne qualche piccola soddisfazione anche senza le palle di Mozart. Mi sono fatta una ragione quasi di tutto delle inversioni dei verbi alla fine, del neutro, delle relative maledette con i Wenn gli Ob riesco persino a litigare col mio (non festen) Freund padroneggiando tortuosi periodi ipotetici che quando sei incazzata vengono giu´ come le ciliegie.
L´unica cosa che ancora non riesco ad accettare me la ricorda la voce della O2 al telefono.
Il mio rapporto con la lingua tedesca e`stato conflittuale da sempre.La mia prima insegnante di tedesco era una stangona austriaca salisburghese di mezza eta`che veniva in classe in Dirndl . Le sue parole risuonano ancora nelle mie orecchie. (tu sei una catastrofe)" Du bist eine Katastrophe"! Sputava sempre pronunciando il "ph", e noi la prendevamo in giro,sospettando che avesse la dentiera.
Si chiamava Helfriede Wilhelm ma si faceva chiamare Helfi, e trasudava rigore austroungarico da tutti i pori. La stronza inoltre usava distribuire dopo la correzione dei compiti, le Morzartkugeln agli studenti piu´bravi. Solo quelli che avevano preso un voto alto.
Di solito portava in classe una scatola di cioccolatini, che offriva soddisfatta ai meritevoli facendola passare sotto il naso di noi sfigati. Questo rito demotivante e crudele me lo ricordero´sempre come imprinting col tedesco insieme alla amara scoperta della presenza di 3 generi e 4 casi grammaticali.
Ovviamente dovetti aspettare la maturita`e un viaggio premio a Vienna finanziatomi dai miei per poter assaggiare gli agognati cioccolatini (che non erano manco un granche´)
Era una bella donna,algida alta e un po´dentona ma con un grande entusiasmo per il suo lavoro, le sue tradizioni, la sua Austria e Mozart. Forse per questo non la odiavo. Intuivo che fosse una persona appassionata.
Non era cattiva, era sempre sorridente e nonostante tutto conservo dei ricordi positivi di lei, anche se aveva un debole per l´ordine la disciplina e una usava con noi un didattica pavloviana.
Ad esempio dalla prima ora di tedesco ci disse subito che dovevamo avere tutti un quadernone ad anelli solo per il tedesco.Diceva sempre che " il tedesco si impara prima di tutto con un quadernone ordinato".E ad ogni lezione ce lo controllava.Giuro.Verificava se le pagine del quadernone fossero ordinate, la lista dei vocaboli aggiornata,la grammatica, gli esercizi svolti.Tutte le sezioni del quaderno dovevano essere distinte da un separatore di carta con un´etichetta per ogni sezione.
Quando entrava in classe alla prima ora mostrava un sorriso smagliante recitando la formula fissa " Guten Morgen die Klasse"! e noi replicavamo in piedi " Guten Morgen Frau Professor". E poi attaccavamo come ogni mattina il Vaterunser (padre nostro) perche´ero in un liceo cattolico ed era un rito fisso del mattino.
Dopo Blitzkrieg e Kartoffel, che erano le mie preconoscenze di tedesco , la prima cosa di senso compiuto imparata e` stata quindi il padre nostro.Poi venne cappuccetto rosso e infine Hölderlin e la scuola di Jena.Non credevo minimamente in nessun dio, ma mi piaceva sentirmi pronunciare le parole heiligen Geist e il suono dell´h aspirata.
Delle mie primissime ore di tedesco ricordo parole che non ho mai piu´usato negli anni seguenti come festen Freund (ragazzo fisso), Jugendzentrum (centro giovanile), Zitronensaft (succo di limone) Tomatensuppe (zuppa di pomodoro).
Il fatto che fossi scarsa in lingua tedesca si spiegava con una fortissima reticenza al pensiero logico-matematico e alle imposizioni metodologiche della mignotta in questione.Ero ero una pippa disperata anche in matematica e fisica del resto.
Il tedesco e` sempre stato per me una lingua difficile. Difficile innanzitutto da pronunciare, prima di tutto per l´alternanza consonantica all´interno di ogni frase e parola.Ce ne sono troppe! Tutti quei chhhh, pffff, schwwww,schm. Poi il colpo di glottide per snocciolare bene le parole, tanto innaturale e difficile per noi italiani.
E poi ci sono le parole lunghissime, i sostantivi composti.Non bastano 20 anni per imparare ad azzecarne uno senza creare ridicoli neologismi, senza creare parole che non esistono. La legge sul rimborso delle spese della campagna elettorale per esempio diventa Wahlkampfkostenrückerstattungsgesetz e in tedesco " la legge" e` persino l´ultimo concetto e quella s prima di Gesetz(legge) non e`manco detto che sia un genitivo e sia necessaria!
In sequeunza i concetti sono Campagna Elettorale/Costi/Rimborso/Legge tenuti insieme dalla s.
Non e`difficile se si riesce a pensare al contrario esattamente come con i numeri tedeschi. dove 59 diventa 9 e 50 neunundfünfzig.
Ma esprimere un sostantivo composto durante una conversazione mettendo per primo nella frase cio`che la struttura grammaticale italiana pone come ultimo, procedendo a ritroso e`complicatissimo e talvolta frustrante.
Per non parlare dei suffissi dei verbi divisibili. Maledetto anglosassone! Una volta chiesi ad un tizio con la macchina se poteva cortesemente ammazzarmi alla stazione....zum Bahnoff umbringen. anziche´ mitbringen che significa accompagnare. Menomale che non mi ha preso in parola.
Dopo anni di studio matto e disperatissimo sono riuscita ad impararlo questo Deutsch addirittura a lavorarci e a trarne qualche piccola soddisfazione anche senza le palle di Mozart. Mi sono fatta una ragione quasi di tutto delle inversioni dei verbi alla fine, del neutro, delle relative maledette con i Wenn gli Ob riesco persino a litigare col mio (non festen) Freund padroneggiando tortuosi periodi ipotetici che quando sei incazzata vengono giu´ come le ciliegie.
L´unica cosa che ancora non riesco ad accettare me la ricorda la voce della O2 al telefono.
"Die von Ihnen gewählte Rufnummer ist zurzeit nicht erreichbar"
che sarebbe "Il da lei selezionato numero e` momentaneamente non raggiungibile"
Bene i tedeschi fanno un uso smodatissimo di questa costruzione passiva e del participio (che io odio in tedesco) usati come aggettivi o peggio ancora in in sostituzione della relativa " che", nelle subordinate implicite. E li piazzano come al solito in un astruso ordine sintattico da burocrazia prussiana Es: il da lei selezionato numero. Non riesci mai a capire come cacchio devi mettere gli altri complementi e ti devi ricordare che il participio declinato secondo il caso.
Ah un´altra cosa non riesco ad accettare, l´assenza delle bestemmie e´l´assoluta banalita` semantica del turpiloquio.
lunedì 13 giugno 2011
il bello di avere un blog...
E`guardare nelle chiavi di ricerca che hanno condotto qualche malcapitato a inoltrarsi nei tuoi post. Tra le migliori vince " pisciarsi sotto con un cane in braccio".
Spero che il lettore non sia rimasto deluso poi.
Spero che il lettore non sia rimasto deluso poi.
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